Non essere così granitica
Il 10 Ottobre era la giornata mondiale della salute mentale e l'11 il coming out day e io non ho detto nulla.
Vorrei fare il coming out come persona depressa ed usare questa scusa come nullaosta per tutto.
"Non posso venire al lavoro oggi, sento un peso sul petto", "Mi fai passare per favore? Voglio tornare a casa", "Mi lasci stare? Sono depressa".
Quando hai la depressione ogni giorno è un "coming out day". Devi confessare a te stess* che puoi vivere, devi rivelare i tuoi lati deboli, devi metterti a nudo per poter capire quanto profondi siano i graffi che porti sul corpo. Ogni giorno devi fare i conti con difficoltà che per le altre persone non esistono neanche che sia prendere un piatto o fare un sorriso di circostanza. Ogni giorno hai il compito di alzarti e lasciare tutto dentro al letto. Ogni giorno hai la croce di ammettere che sì...sei in difficoltà.
Vorrei tornare ai 16 anni per riscrivere tutto da capo, oppure essere già anziana per sapere di aver già vissuto abbastanza, ma più di tutto vorrei sapere prendere in mano il presente e riuscire a gestirlo diversamente.
Ero felice da fare schifo e la felicità è una cosa pesantemente bella, ma soprattutto facile da condividere. La depressione forse no.
Ho cambiato più prospettive di un fotograf* professionista, non ho ancora ritrovato la chiave della felicità.
...MA...Saresti fier* di me per come ho affrontato tutto, per come mi sono alzata quella mattina e sono andata a lavorare.
Saresti fier* di me perchè ho lasciato andare tante di quelle cose che non credo tu riesca nemmeno ad immaginare. Per come mi sono portata a casa e la cura con cui ho scelto il tempo.
Saresti fier* di me perchè non sono più sul piede di guerra con le persone, cupa o apatica. Adesso quando cammino per strada, ho sempre un sorriso per tutt*, quando incontro qualcun* lo abbraccio e non lo schifo. Cerco di trasmettere sempre serenità e tranquillità, con la mia voce, ma soprattutto con i miei gesti.
Saresti fier* di me perchè ho capito di non essere la vittima della società. Ho il privilegio oggettivo di non essere la mela marcia del sistema e a volte, improvvisamente, me ne rendo conto e ne riesco a gioire. Tutto sta nel non arrancare.
Saresti fier* di me perchè ho comprato una macchina, e sono stata io a deciderlo, non i fatti della vita, non le circostanze o le distanze. Ho avuto il coraggio di cambiare qualcosa solo per me. Ad oggi non so cosa, precisamente, mi abbia dato la convinzione di farlo, ma ehi... l'ho fatto.
Saresti fier* di me perchè ho capito quanto sia importante andare in terapia, adesso ogni persona che incontro mi chiedo se abbia fatto o stia facendo un percorso e mi auguro sempre che la risposta sia sì.
La verità, car* Stranier*, è che la lista dei fallimenti è sempre più lunga delle vittorie. Mi sento molto più una fallita che un'eroina.
Non passa giorno che non mi ricordi quanto in basso posso arrivare e mi vergogno di essermi permessa di naufragare così, però la consapevolezza di esserci arrivata e di stare facendo del mio meglio per non ritornarci un po' rende fiera anche me sai?
Non si vive di sola depressione e non si campa unicamente di gioia. Bisogna solo dosare. Non lo sto facendo, non lo faccio mai, perchè le sfumature non sono il mio cavallo di battaglia.
La paura sì, in quella vado forte, l'ansia e l'angoscia sono da premio Nobel.
Minias, alprazolam, zolpidem e un sacco di strada ancora da fare.
Arrivederci Stranier*


Ciao stranier*,
RispondiEliminasono fier* di te per tutto quello che stai facendo, per tutti progressi e gli errori passati.
Il presente è una dimensione molto stretta in cui vivere, soprattutto per le persone depresse. La progettualità è uno strumento utile, ma non il mio forte, io faccio, corro, vivo finché ce la riesco a stare in piedi e saresti fier* di tutte le cose che riesco a fare prima di rinchiudermi nella mia stanza. Perché la depressione non è uguale per tutt*, ogniun* la vive e l'affronta a modo suo e da quanto leggo hai trovato il tuo e sono fier* di te.
Si, ne sarebbe fier*… come fier* dovresti sentirti tu nel riuscire a parlare con la tua parte di luna coperta, quella parte di te, maledetta consigliera a volte, altre ispiratrice. E’ un dono sapersi parlare, un arte il riuscire ad ascoltarsi e tu, a me stranier* lo insegni.
RispondiEliminaPiacevole scrittrice, gli eroi sono tutti “andati”e se ne ricordano le gesta, dalle persone che risalgono dalle ceneri si seguono le opere e si ispirano gli animi.