La me che hai visto tu

Ciao Nonna, 

so che da qualche parte dentro di te ci sei ancora, che ancora parli qualche parola di dialetto oppure storpi l'italiano e non ti importa. 

So che stai ancora ferma lì ad aspettare che qualcuno ti venga a trovare. So che mi aspetti. Che dentro di te sai ancora chi sono e che ti voglio tanto bene. Forse neanche te l'ho mai detto a parole. Mi ricordo che mi davi una pacchetta come segno di affetto, che tenevi la porta sempre chiusa a chiave e quando arrivavo mi dicevi "Ciao Bella!", quando ero piccola mangiavo sempre la kinder paradiso e mi davi i cucchiaini di zucchero. Ti sedevi sempre sul lato sinistro del divano oppure sulla sedia di fronte a me in salotto. 

Non so se mi stai aspettando ancora, ho cambiato colore di capelli talmente tante volte che forse ho perso il conto anche io. 

Ti vorrei raccontare tutto, ho visto un sacco di posti meravigliosi, conosciuto tante persone nuove, mi sono fatta un sacco di altri tatuaggi, mi sono fatta rasare metà testa.  

Ti vorrei raccontare di quella volta che ho visto l'alba dallo specchietto retrovisore mentre guidavo con la musica a palla, che ci sono andata ancora in Toscana, che ho preso ancora l'aereo, che non ho più paura dei cani anzi ne vorrei uno da non sai quanti anni. Ti direi di quella volta quando ho preso lo zucchero filato e ho pensato a te. Non ho più il morosino, non credo tu ti aspettassi nulla da me anzi mi hai sempre detto "si sta così bene da sol*".

Credo che con te avrei fatto il coming out più difficile della mia vita. Non avrei nemmeno saputo da dove iniziare. Ah sì Nonna, sono lesbica. Alla fine ho capito tante cose e ho cambiato la direzione della mia vita. 

Ti parlerei di quella volta che mi hanno spezzato il cuore e di come, fiera, mi sono alzata. Di come le piccole cose adesso mi sembrano immense. Di quella volta che ho fatto i pop corn oppure di come stendo bene i panni. Tu passavi ore a stirare e io non ho neanche un ferro da stiro. 

La kinder paradiso la compro ancora qualche volta e ha un sapore di amore che neanche sai. 

"Vedrai, quando suonano le campane capisci che è quello giusto", ti racconterei di quando le ho sentite per davvero quelle campane, avevi solo sbagliato il genere, ma il resto era tutto vero. 

Ho iniziato a viaggiare molto, in macchina... ne ho comprata una, correre e pedalare. Ricordi quando io ed Anna venivamo a trovarti con le nostre bici nei pomeriggi estivi?  

Ti guarderei ridere alle mie battute, so che a volte non le capivi ma ridevi lo stesso. 

Non posso sentire le cose brutte che hai visto, il male e la rabbia. Non le riesco neanche ad immaginare. Ti parlerei di come ogni tanto cambio la disposizione dei mobili nella mia casa, di quanto spesso ripenso a quanto tempo sia passato e che a volte anche io dimentico le cose. 

Per un periodo siamo andate anche dallo stesso parrucchiere e un'estate ci sono anche finita a lavorare, ricordi? 

Quest'anno abbiamo preso il covid nello stesso periodo. Non sai quanto mi facesse paura anche solo l'idea di essere positiva, invece quando sapevo di esserlo mi sono fatta una doccia e ho solo chiamato la mamma. Non ho più paura, bastava solo affrontarla. Ma tu già lo sai. 

Sai che da quasi due anni ho iniziato un percorso di terapia? Anche questo sarebbe stato un altro grande coming out. Ho imparato a gestire quella parte di dolore che ho sentito per poi trasformarla in qualcos'altro, che ancora non so bene cosa sia. Ho iniziato a prendere anche io dei farmaci per dormire ahimè come facevi tu. Forse è una caratteristica delle anime tormentate o forse è solo un deficit del sonno, tu che dici? 

Ti scrivo come se potessi leggere, perchè ancora non ho capito quanto tu stia andando lontano e perchè vorrei che ti fermassi nel mio qui ed ora per farti vedere il tramonto dal mio balcone. Il tuo qui ed ora è in un mondo dove non esiste tempo. 

Quante volte ho desiderato essere già anziana ed avere la sensazione di aver già vissuto abbastanza. 

Per la prima volta non ho messo nessuna foto in questo scritto perchè non serve, la mia foto di te ce l'ho stampata in testa come se fossi venuta a prendere il caffè oggi. Mentre con il cucchiaino, rigorosamente in cucina, lo giri nella tazzina. Il barattolo dello zucchero con il tappo rosso, la tovaglia cerata con disegnate le greche, le sedie smaltate bianche con i cuscini con sopra la frutta (quelli con i laccetti agli angoli). La radio nera ancora con l'antenna, il frigo nuovo di cui tanto andavi fiera, il fornello che non si accendeva mai, il cestino della frutta sul tavolo e poi tu che avevi sempre i pantaloni della tuta, i calzettoni pesanti e quando cucinavi mettevi sempre il grembiule legato in vita. 

Chissà cosa mi avresti augurato per i miei 30 anni, sicuramente mi avresti ricordato di quanta fretta avevo di compierne 18 e poter sentire la "libertà". Beh quella stessa libertà la aspetto ancora oggi che ne ho 30. Ti vorrei dire che ho fatto grandi cose fino ad oggi, ma i 30 anni mi sono pesati addosso e sono sicura non mi avresti creduto e avresti detto "sai quanti ne ho io?". 

So che negli ultimi anni non ti sono venuta a trovare spesso a casa, mi facevo prendere dagli impegni e dalle settimane, dalla palestra e dalle distrazioni. Ti ho lasciato in balia dei pensieri brutti e me ne vergogno. La vita a volte ti scorre addosso e non lo sai. 

Quando ho saputo che non saresti più tornata a casa tua ho sentito un vuoto, è proprio vero che fino a quando non le vivi le cose non puoi capire, Mi dicevo che non stava succedendo, quelle cose succedono nei film o ad altri... e invece no. Le urla che ho sentito al telefono non le dimenticherò sai? La tua voce era piena di odio. Ho avuto paura. 

Odio gli ospedali, sento l'odore di disinfettante misto a germi. Il rumore delle rotelle dei carrelli o delle barelle che girano e i medici che ti passano di fianco e sembrano sentirsi a casa. Mi sono sempre chiesta come facessero a stare calmi in un posto dove tutto sta male, anche i loro camici cozzano con il colore delle pareti, che è sempre spento. 

Il posto dove sei andata a stare ti ha salvato la vita. Ne sono sicura. 

Perdonami se non riesco più ad entrarci, non riesco più ad affrontarti ed affrontarmi. Ho perso di vista la me pagliaccio, la me che ha sempre voglia di scherzare, la me che hai visto tu e so che lì dove sei adesso, non riuscirei a fingere di stare bene. So che lì la depressione mi assalirebbe e ne sarei vinta. 

Ti vorrei infine raccontare di quanto io sia cambiata, di come ora vedo la vita diversamente, di quanto sono grata, che non faccio più la guerra con il mondo 

Se puoi, perdona il mio egoismo. L'egoismo che ha spinto ognuna di queste parole. La solitudine che sentivo nelle tue giornate, perdona il male, perdona il tutto, perdona la cattiveria, la superbia. 

Verrò Nonna, io verrò e sarà tutto come prima, avremo solo qualche ruga in più sul viso. 

Arrivederci

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

I miei CATTIVI propositi per il 2025

PS.Non è stata colpa tua