Non ho voglia di fare un'altra valigia

 "Non ho voglia di fare un'altra valigia..." iniziamo da qui Stranier*, vediamo se so ancora come si fa. 

Le ore picchiano sull'orologio e non te ne rendi neanche conto, il mal di mare è provocato dai miliardi di pensieri che hai. La testa si fa pensate e ingombrante. Hai presente quei pupazzi con la testa gigante?! Ecco ci si vede così. 

La notte: una breve tregua, per qualche ora, per qualche istante che non ti è mai abbastanza per sganciare la mascella. Una manciata di ore per sgranocchiare tutto il dolore che senti dentro alla bocca di Morfeo e a cosa pensi serva? La cara e vecchia insonnia che ti accompagna da una vita intera e che viene sempre a "dormire" con te anche se tu non lo vuoi. 

Pochi minuti dal momento esatto in cui hai aperto gli occhi e ti si piazza un macigno in mezzo al petto che ti fa cadere dal letto, ti fa vestire con le prime due cose che vedi, ti gonfia gli occhi di lacrime e ti fa battere forte il cuore. No, il cuore non batte solo quando è pieno di euforia, ma anche quando trabocca di rabbia. Quella rabbia che l'unica via che conosce per uscire è proprio dagl'occhi e inevitabilmente dalle lacrime. Quelle lacrime che sembra ti sommergano qualsiasi altro tipo di emozione e ti ustionano la guancia ogni volta che ne scende una. Quella goccia di ansia attraversa il collo indisturbata e finisce dentro ad un fazzoletto di carta dimenticato in un cestino. Il cestino di casa tua, quello in corridoio, nel cesso dell'ufficio, quello di un supermercato, oppure mentre corri. 

Gli occhi sono spenti e chissà dove hai lasciato le pile, l'ispirazione e la creatività non possono che andare a farsi fottere da quello che i comuni mortali chiamano APATIA. L'apatia fotte tutto. 

"Ehi calmati, andrà tutto bene" ma come mai queste parole non vengono mai fuori da una lampada come quella di Aladino? Invece devi sempre raschiare il fondo della ciotola della sopravvivenza emotiva. Ti tiri avanti e speri che il respiro diventi regolare, che le mani smettano prima o poi di ballare l'alligalli, che la concentrazione ritorni calibrata giusta e chissà cos'altro...

Senti che l'unica persona che può davvero tirarti fuori da quel pasticcio sei tu e non hai la ben che minima idea di come procedere. Io di solito faccio così: INIZIO COSE. Inizio a fare cose per far tacere i miei pensieri, per ingannare il cervello e imbavagliare l'apatia. Non sempre funziona, non riesco mai ad occupare tutti i minuti della giornata e c'è sempre qualche rimasuglio di mostro. 

Cerchi disperatamente di dare un nome al mostro: tristezza, depressione, ansia, attacchi di panico. Come se queste parole ti dessero la certezza di sapere che cosa hai e che non sei davvero pazz*, come se una definizione potesse salvare la tua sanità mentale. 

Diciamocela tutta sai coscientemente che i tuoi problemi sono minori di altri, che le tue ansie non sono nulla in confronto ai grandi mali della vita e la gente intorno a te non fa altro che ricordartelo. "Dai che passa", ma tu come fai a starli a sentire, come decidi che hanno ragione e che davvero "dai passa". 

Non lo decidi, non lo capisci, non lo credi possibile e ti dai l'ennesimo schiaffo. Quel destro piazzato tra capo e collo che serve solo a farti crollare ancora. E chissà quante altre volte crollerai e quanti altri "dai passa" dovrai sentire. Fino a che non arriva quella voce nella tua testa che ti dice guarda che forse devi darti una sveglia, spesso è il tuo corpo a farlo, spesso la tua mente, ma arriva quel momento. Ti osservi dall'esterno e ti dai una pacca sulla spalla per aver passato un brutto periodo e per averlo affrontato come potevi. Ti dai la pacchetta per dirti che da quel momento il brutto è passato e che può davvero solo migliorare piano piano. 

Non mi sono ancora ripresa del tutto da questo periodo, lo ammetto. Sì, credo che tu ormai l'abbia capito anche se mi esprimo in terza persona quello che scrivo è per la maggior parte autobiografico. 

E forse ti starai chiedendo anche cosa significa la frase di partenza. Sì, puoi scorrere su a vedere quale era. 

La valigia in realtà simboleggia qualcosa da riempire e portarsi dietro, ecco io non avevo voglia di riempirmi la testa di altri pensieri, non riuscivo a fare la stessa strada di sempre, sentivo che il mio corpo aveva bisogno di uno stop per poter rimettersi in viaggio più tardi. 

Non so bene da dove sia venuta tutta questa insana tristezza, ma so che mi ha devastata e ricomposta allo stesso tempo. 

Ti auguro la stessa scossa, non ti auguro il meglio perchè quello chissà quante volte te l'hanno augurato. Ti auguro di trovare il tuo ritmo, il tempo che ti serve per riempire di nuovo una valigia. 

Io, se vuoi, sono sempre qui che aspetto i tuoi racconti folli. 

A presto sta volta... 


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